Libere opinioni

di Giovanni Accardo


La tecnologia digitale ha aperto nuovi orizzonti fotografici e ha portato a un notevolissimo miglioramento qualitativo degli scatti realizzati, se confrontati con quelli analogici. Oggi le fotografie sono molto più belle che in passato e ne circolano parecchie di più. Vien da chiedersi se questi indubbi miglioramenti qualitativi ed aumenti quantitativi abbiano prodotto anche un miglioramento della fotografia in senso stretto. Mi pare legittimo chiedersi se dietro questa gran mole di “belle” fotografie vi siano dei fotografi davvero bravi o solo degli abili tecnici in elaborazione digitale.

La domanda me la pongo spesso quando osservo certe fotografie abbondantemente elaborate al computer: fotografie che sorprendono piacevolmente l’osservatore e catturano la sua attenzione nonostante siano molto spesso banali o addirittura totalmente prive di significato.

 

Chiarisco subito di provare una sana invidia nei confronti di chi è capace di elaborare magistralmente le fotografie al computer. Io conosco solo l’abc, purtroppo, ma mi piacerebbe molto perfezionarmi. Questo solo per dire che non disapprovo l’elaborazione delle fotografie al computer. La domanda di fondo è un’altra: coloro che, grazie all’aiuto del computer, ottengono fotografie seducenti sono anche buoni fotografi?

 

Giorni fa (e lo dico solo per fare un esempio) mi è passato fra le mani un catalogo di pentole da cucina. Vi erano pubblicate fotografie scattate con ottima tecnica, accurata illuminazione e sovrabbondante elaborazione al computer. Il fotografo era indubbiamente uno specialista del settore. Mi sono chiesto se costui fosse anche un buon fotografo. Potrebbe essere solo un buon tecnico specializzato nella riproduzione di pentole ed un altrettanto buon tecnico nell’elaborazione delle fotografie col computer, ma non un “buon fotografo”.

 

A mio parere un buon fotografo è colui che riesce a mettere nello scatto qualcosa di suo, a raccontare qualcosa, a sviluppare un’idea, a interpretare il soggetto secondo la sua sensibilità e, se particolarmente bravo, a lasciare un segno nella mente di chi poi osserverà le sue fotografie. C’è anche chi si specializza solo nella postproduzione e riesce a creare immagini seducenti partendo da scatti di scarsa qualità, se non addirittura da scatti da cestinare. Bravissimi tecnici anche questi! Tuttavia la capacità di rendere seducenti le fotografie tramite manipolazione digitale non basta a guadagnarsi una patente di buon fotografo.

 

Quando guardo le fotografie troppo elaborate, giungo sempre alla conclusione che, sì, sono fotografie piacevoli, ma tutto finisce lì. Dietro quelle foto non riesco a vedere il fotografo, ma solo i suoi interventi di ritocco. Sono fotografie che si ammirano per un attimo e subito si dimenticano, perché non possono in alcun modo rimanere impresse nel cuore e nella mente le fotografie che, per quanto attraenti, non dicono un bel nulla.

Ho l’impressione che certi fotografi siano talmente consapevoli della pochezza dei loro scatti che l’unica possibilità a loro disposizione per strappare comunque un apprezzamento sia quella di affidarsi al computer, nel disperato tentativo di abbellire ciò che nella realtà bello non era o di aggiungere alla foto qualcosa che nella realtà mancava del tutto.

Massimo Vespignani

A me pare che l’estrema facilità di ottenere buona qualità in ripresa, unita alla possibilità d’interventi illimitati in postproduzione, abbia portato a un impoverimento della fotografia.

 

Non ci si preoccupa più di fare una foto buona, ma solo una foto attraente.

 

 

Giovanni Accardo

 

 

 

 

 

 

Facciamo un punto fermo: uno scatto “buono” può non essere “bello”.

Molte fotografie memorabili non sono belle, alcune sono addirittura tecnicamente scadenti. Sono forti, però. Hanno il contenuto. Hanno soprattutto qualcos’altro di indefinibile che subito le fissa nell’archivio della nostra memoria. Sono fotografie che "bucano", come si usa dire.

Ritengo assolutamente legittimo elaborare (migliorare) una fotografia con l'aiuto del computer. La fotografia digitale deve subire delle correzioni, ci mancherebbe! Tutto sta a vedere in che misura e per quali fini. E ci siamo capiti...

 

Anche una donna, bella o meno bella, si darà un filo di trucco prima di uscire di casa. Il trucco servirà a sottolineare e valorizzare una bellezza già esistente. Ma anche una donna non propriamente bella farà comunque la sua figura se potrà sfoggiare, con o senza trucco, la sua bellezza interiore. Quando mancano del tutto sia la bellezza esteriore che interiore, nessun trucco riuscirà a trasformarla in una donna interessante.

Così è anche in fotografia: un filo di trucco aiuterà a valorizzare, ma il trucco esagerato servirà a ben poco se alla fotografia manca il contenuto. Quella fotografia, pur se ritoccata pesantemente, non se la filerà nessuno o, meglio, susciterà una momentanea attrazione, subito seguita da una delusione.

 

Oggi vanno di gran moda le tecniche HDR ed altre manipolazioni che nel cinema verrebbero definite effetti speciali. Capita di vedere foto di paesaggio con improbabili cieli tempestosi che sovrastano terreni assolati e si resta di stucco, ritratti super nitidi eseguiti non già per mostrare i lineamenti di un volto ma solo quanto è inciso l’obiettivo, bizzarre profondità di campo che fanno a cozzi con i princìpi basilari dell’ottica, tonalità e colori innaturali, diciamo pure sovrannaturali. E si potrebbe continuare.

L’unica cosa che importa al fotografo è stupire. Il contenuto è un optional.

Col digitale si è sempre tentati dal maquillage pesante che spesso sconfina in una sorta di chirurgia estetica. Non ci si cura quasi più del contenuto di una fotografia. Basta solo fare colpo.

Il ragionamento di molti fotografi sembra essere: non ho nulla da dire, cercherò almeno di stupire. E giù a smanettare di brutto.

Certe fotografie fin troppo appariscenti sono come i chewingum: si masticano, si gustano, poi si sputano.

 

 

Massimo Vespignani

Massimo Vespignani