Libere opinioni

di Alessandro Sartori


Ho letto con molto interesse le risposte che lei ha dato ai fotoamatori Toniolo e Barachini Sterpa.

Condivido pienamente le sue opinioni sulla fotografia e sul modo di essere fotoamatore. Condivido in modo particolare la scarsa importanza che lei attribuisce ai test di laboratorio eseguiti sugli obiettivi.

 

Molti fotoamatori, soprattutto quelli alle prime armi, acquistano un determinato obiettivo basando la loro scelta su test eseguiti da riviste del settore e da siti specializzati, oppure su test casalinghi eseguiti da dilettanti in vena di sperimentazioni. Sono convinto che l’utilità di tutti questi test sia prossima allo zero e mi spiego.

Un conto è la recensione che analizza e valuta le caratteristiche oggettive di un obiettivo: robustezza, precisione meccanica, schema ottico, luminosità, messa a fuoco minima, eccetera. Questi sono dati certi, comuni ad ogni esemplare, e possono chiarire le idee a chi si accinge ad acquistare un nuovo obiettivo. Un altro conto è l’addentrarsi in valutazioni soggettive sulla resa ottica dell’esemplare sottoposto a test. Un obiettivo è sempre un unicum e non è equiparabile agli altri suoi simili. Dal punto di vista della resa qualitativa cento esemplari usciti di fabbrica saranno tutti e cento diversi l’uno dall’altro. Si tratterà di differenze minime, ma pur sempre differenze. Eseguire un test e assegnare un "punteggio" alla nitidezza, al contrasto, al flare, al bokeh e ad altre peculiarità riguardanti la resa ottica è quanto di più ingannevole si possa fare. Quelle valutazioni saranno valide esclusivamente per l’esemplare testato e solo per quello! Gli altri esemplari, se sottoposti a test, fornirebbero prestazioni leggermente diverse. La diversità fra esemplari è molto marcata fra le ottiche amatoriali, meno fra quelle professionali. È fuori discussione però che nessun obiettivo è gemello di un altro.

Massimo Vespignani

Gli addetti ai test fingono di non sapere che ogni obiettivo è un unicum e si ostinano a divulgare informazioni ingannevoli. Le riviste e i siti specializzati hanno il potere di indirizzare gli acquirenti nelle loro scelte ed è proprio perciò che, se avessero un briciolo di correttezza, dovrebbero astenersi dall’assegnare voti di tipo scolastico alla resa ottica di un obiettivo. Un simile comportamento induce i più sprovveduti alla convinzione che, acquistando pure loro quell’obiettivo, si ritroverebbero possessori del gemello utilizzato nel test. Invece le sorprese non mancheranno.

 

A conferma dell’inutilità dei test voglio riferire un’esperienza personale relativa a due miei obiettivi. Uno di questi è di umile marca, economico, malamente bocciato nei test, insomma un obiettivo per il quale l’esperto di turno storcerebbe il naso solo a sentirlo nominare. Eppure questo mio umile obiettivo si distingue per una resa ottica a mio parere mirabile, a differenza di altri suoi simili effettivamente mediocri. L’altro obiettivo, di una blasonata casa giapponese, testato e giudicato ovunque con aggettivi superlativi, alla prova dei fatti si è rivelato il classico fondo di bottiglia, tanto che ho dovuto sbarazzarmene.


Che insegnamento si può trarre da ciò? Le variabili e le tolleranza che si accumulano nel corso del processo produttivo (dalla costruzione di ogni singola lente fino all’assemblaggio dell’intero gruppo ottico) sono talmente numerose che è difficile credere che la resa ottica possa mantenersi costante.

Ogni obiettivo è un esemplare unico e dunque ai test va attribuito il valore che si meritano: carta straccia.

 

 

Alessandro Sartori

 

 

 

 

 

Non ho molto da aggiungere alle sue considerazioni sui test, ai quali attribuisco anch’io uno scarsissimo valore informativo.

Devo ammettere che la mia incompetenza su quest’argomento fa di me la persona meno adatta a discuterne. Tuttavia posso dirle che anch’io ho avuto modo di accorgermi che i test vanno presi con le molle, non perché siano sbagliati ma perché, come lei giustamente sostiene, forniscono responsi qualitativi validi per il solo esemplare testato. Limitatamente ad alcune coppie di obiettivi che mi sono capitate fra le mani, ho avuto modo di accertare rilevanti differenze fra un esemplare e l’altro, in modo particolare a riguardo del flare. È quasi impossibile imbattersi in due esemplari con resa ottica identica e, quand’anche succedesse, si tratterebbe di una rara coincidenza. Ogni tanto esce di fabbrica un esemplare favoloso, ogni tanto un brutto anatroccolo. A rigor di logica vi saranno molti gradini intermedi fra i due estremi della scala.

In conclusione, un test dice tutto sull’obiettivo testato e nulla sugli altri suoi simili.  Nonostante ciò si mantiene numerosa la schiera di presunti esperti che, avendo esaminato un solo esemplare, vorrebbe farci credere che tutti gli altri sono identici a quello testato.

 

Liberi loro di fare i test, liberi noi di non prenderli sul serio.

 

 

Massimo Vespignani